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Lettera Avv. Aldo Ciappi al Foglio del 30 Settembre 2008
Inserito il 01 ottobre 2008 alle 23:50:43 da master.
Il testo
Caro Direttore,

La discussione ferve ed appassiona (e lacera anche) il mondo cattolico.
Ritengo che, forse, non sarebbe stato poi male, prima del "lancio ufficiale"
(a mio parere e con tutta il mio filiale rispetto verso l'autorità
ecclesiastica, quantomeno affrettato) del Presidente della C.E.I.,
approfondire un po' di più il dibattito sulle questioni di fine vita, posto
che non mi pare che la sentenza su Eluana, per quanto allarmante, fosse così
dirompente da non consentire il tempo per una riflessione, sebbene serrata,
da parte dei cattolici.
Questa improvvisa accelerazione e, soprattutto, quello che può sembrare un
vero e proprio "scoop" francamente non riesco a capirli. Soprattutto quando
a far da levatrice al mondo cattolico sembrano esservi personaggi, per
quanto sinceri ed autorevoli, solo recentemente approdati, e non senza
riserve (penso alle dichiarazioni di alcuni per cui la 194, tutto sommato,
sarebbe una "buona legge") su posizioni pro-life.
Insomma, quando si afferma (Prof. D'Agostino) che l'art. 32 c. 2 della
Costituzione ha un significato del tutto diverso da quello che la maggior
parte dei giuristi ritiene (ovvero, che con esso si voleva, vista
l'esperienza nazionalsocialista da cui si era appena usciti, impedire per
sempre che un uomo potesse essere fatto oggetto di sperimentazione a fini
eugenetici o ad altri fini) si è perfettamente nel vero e questo è, a mio
sommesso avviso, il nocciolo di tutta la questione.
Ma se ciò, come appare al sottoscritto è vero, su cosa poggerebbe il cd.
diritto a disporre del proprio corpo, così tanto sbandierato dai pro-death?
La convenzione di Oviedo (art. 5) sancisce che non può essere eseguito un
intervento sul malato senza il suo consenso; mica dice che il malato può
ordinare al medico di sopprimerlo o di astenersi dalle cure necessarie per
farlo vivere. Dunque, tale disposizione non aiuta affatto in tal senso.
Certo, il malato (anche di mente) può sempre ed insindacabilmente decidere
per il suicidio ma questo lo può fare non in virtù di un diritto né naturale
ma neppure positivo (e dove sarebbe sancito? Lo si dica per favore).
Di contro, vi è che, di fronte alla volontà suicida (comunque manifestata)
di un soggetto il medico (o chicchessia) non dovrà e non potrà mai
assecondarlo. Così, infatti, recita l'art. 579 del codice penale che punisce
l' omicidio del consenziente.
Di quali leggi, dunque, abbiamo bisogno? Di una legge che metta al riparo i
medici dalle innumerevoli cause che vengono intentate anche da chi, non
essendo stato abortito in tempo dai genitori per una svista nella diagnosi
precoce di una certa malattia, gli chiede i danni per esser venuto al
mondo?! Anche questo dice, infatti, la giurisprudenza di cassazione!
Il problema di cui stiamo parlando non si può risolvere con una legge, che
non può che essere generale ed astratta e che servirebbe, dunque, solo come
esca (la storia ci dovrebbe pur insegnare qualcosa) per stanare quei
cattolici che temono di passare, di fronte all'opinione pubblica e nei
salotti buoni, troppo intransigenti o impopolari nel dire sempre no.
Ai fans dell'eutanasia basta una pur tiepida apertura sul "testamento
biologico" (e nessuno mi potrà far credere che in un parlamento
culturalmente composito come quello attuale, non vi sia spazio per un
qualche apparentemente trascurabile compromesso).
La stessa cosa pare debba avvenire anche sulle convivenze; già alcuni hanno
parlato della necessità di una buona legge anche qui.
Un giurista, durante un recente convegno a Pisa sul tema, dopo aver per
un'ora perorato a favore di una legge (anch'essa ormai necessaria, visto un
certo orientamento della giurisprudenza) che regoli le convivenze (anche
omosessuali, va da sè) ha candidamente ammesso, alla fine del suo
intervento, che la questione è sostanzialmente di principio, perché in
realtà esistono già istituti e negozi di diritto privato che rispondono
pienamente alle esigenze di coloro che vogliono garantire un'adeguata tutela
del convivente.
E allora?
Quando il no ci vuole ci vuole. E soprattutto mi sembra poco intelligente e
prudente (virtù politica per eccellenza, questa) andare a cercarsi le rogne
scendendo nel campo avverso preventivamente ed accuratamente minato.

Aldo Ciappi - Presidente Unione Giuristi Cattolici Italiani di Pisa
 
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