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Lettera a Italia Oggi - Avv. Aldo Ciappi
Inserito il 31 luglio 2008 alle 22:43:08 da master.
Il testo
Caro Direttore,
Sono un lettore di ITALIA OGGI., giornale che stimo per equilibrio di posizione e onestà di giudizio.
Non posso esimermi, forse proprio per questo, dall'impugnare l'articolo di Pier Luigi Mantini "La vita di Eluana non è un conflitto tra politici e giudici" come esempio di informazione (come minimo) fuorviante.
Il Prof. Mantini, docente di diritto amministrativo e autorevole parlamentare del PD, di "formazione cattolica" ecc. (v.http://www.pierluigimantini.it/), ci insegna che le leggi servono a tutelare il diritto dei più deboli i quali, in loro assenza, sarebbero in balia dei
soprusi dei forti.
Peraltro, anche su questo credo che potrebbe concordare l'On.le Mantini, la legge non è buona in sé per definizione: vi possono essere leggi buone e leggi cattive.
E' cattiva, senz'altro, una legge che permetta a qualcuno la soppressione di un altro essere umano (quella sull'aborto, per esempio, è una cattiva legge perché consente di eliminare, di fatto e/o di diritto poco importa, per qualsiasi anche futile motivo, una vita umana innocente nell'utero materno).
Inoltre, si ritiene cattiva anche una legge che permetta allo Stato di punire con la morte un essere umano riconosciuto colpevole dei più efferati crimini.
Pertanto, dibattere e stabilire se sia lecito o meno sopprimere anche solamente una vita umana non è affatto - come afferma l'Autore - una specie di (odiosa) diatriba politica e men che meno una questione religiosa:
l'omicidio, infatti, è punito in ogni ordinamento, anche in quelli ispirati alla più laicista delle concezioni statuali.
L'Autore, da giurista qual è, sa anche che l'istituto dell'analogia, sancito dall'art. 12 delle preleggi richiamato nell'articolo, non può trovare applicazione nei casi in cui - come quello di Eluana - il giudice dovrebbe
derogare ad un principio fondamentale della tutela della vita di ogni essere umano in ogni sua manifestazione, sancito dal nostro ordinamento da innumerevoli norme; cito a mente: l'art. 32 cost.(tutela della salute), l'art. 5 c.c. (indisponibilità del proprio corpo); , l'art. 575 c.p.
(omicidio); l'art. 579 c.p. (omicidio del consenziente); 580 c.p. (istigazione al suicidio) ecc..
D'altro canto le cd. "scriminanti" (stato di necessità, legittima difesa ecc.) che, in presenza di talune tassative condizioni, fanno venir meno il reato o la sua punibilità, proprio in quanto norme "eccezionali", sempre ai sensi del citato art. 12, non possono essere applicate in via analogica. Quali sarebbero, allora, - chiedo all'On.le - le leggi che i giudici dovrebbero poter applicare in via analogica al caso di Eluana?
Se gliene venisse in mente qualcuna la indichi a chi, come il sottoscritto, da povero avvocato di provincia, è rimasto evidentemente ai propri non più recentissimi studi.
Mi consola, tuttavia, constatare sulla vicenda le posizioni di eminenti giuristi e presidenti emeriti della Corte Costituzionale quali, tra tanti, Mantovani, Ronco, Eusebi, Caraccioli, Gambino, D'Agostino,Giacobbe,
Mezzanotte, Mirabelli, Chieppa.... i quali hanno rimarcato quanto la Cassazione, e, sulla sua scia, la Corte di Appello di Milano, si siano spinti oltre le loro attribuzioni funzionali.
All' On.le Mantini, che certo tutte queste cose le sa perché le insegna, vorrei rivolgere una semplice osservazione: perché si pone, a un certo punto
del suo articolo, l'interrogativo se quella di Eluana sia o meno vita? Sia coerente e dica chiaramente che quella non è vita (almeno secondo la sua "sensibilità"; ma allora dica a tutti noi cosa dovrebbe essere la vita).
Perché se avesse su ciò qualche dubbio dovrebbe, per quell'elementare laicissimo principio di precauzione, schierarsi necessariamente per la tutela del suo diritto a vivere e non per la sua (dolorosissima e lentissima) morte.
Eluana, lo sanno tutti, non è un malato terminale e non ha bisogno di particolari terapie, ma solo di essere assistita nelle sue funzioni minime vitali; inoltre, nessuno può escludere con certezza che possa risvegliarsi o
che abbia percezione, anche minima, della sua condizione.
Se passa la sentenza di morte per Eluana, Prof. Mantini, in nome di quale principio potranno essere tutelati gli incapaci di intendere e di volere di fronte a chi sostenga di averli sentiti con le loro orecchie affermare,
magari più di una volta e, perché no, per iscritto, che detestavano la sofferenza o la vecchiaia?
Aldo Ciappi (ciappial@tin.it)
Scienza e Vita di Pisa e Livorno
 
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